Cosa sono i minibond e le caratteristiche?

I minibond sono niente altro che delle obbligazioni in questo caso quotate su uno specifico segmento di Borsa denominato Extra Mot Pro.Sono stati introdotti con il Decreto Sviluppo 2012 e saranno ulteriormente agevolati con il Decreto Fare 2 attualmente in discussione. In diritto rientrano nei cosiddetti titoli di credito, in questo caso dematerializzati, visto che la “ carta “ in questo caso è virtuale.

Il Mercato dei Minibond?

Il mercato dei minibond è attualmente appena partito. Esiste il primario ma non esiste ancora un secondario, inteso come mercato di scambio. Sono a tutti gli effetti strumenti illiquidi. Gli investitori possono solo essere qualificati e professionali. E’un asset class che può essere molto interessante ad esempio per tutti quegli operatori che lavorano molto sul medio/lungo termine come le assicurazioni o i fondi pensione.

Perché se ne parla solo ora?

Putroppo l’Italia è un paese banco centrico, l’imprenditore italiano è stato negli anni abituato male ad avere come unico referente il direttore/i direttori di banca sotto casa.Oltretutto prima dell’introduzione di questo strumento con questo quadro normativo sussistevano dei paletti di tipo soprattutto fiscale nell’emissione di corporate Bond. Se ne parla ora perché viviamo un momento economico di grossa difficoltà del sistema bancario per cui diventerà irrinunciabile.

Prospettive di sviluppo dello strumento.

Le prospettive dello strumento sono ampie. La crescita e l’utilizzazione crescerà man mano ci saranno players disposti alla sottoscrizione come fondi specializzati ed altri. Potrebbe diventare molto interessante la diffusione di corporate bond di tipo partecipativo con caratteristiche di quasi-private equity. Il corporate bond legato ad un singolo progetto ad esempio un’acquisizione o un progetto per qualche settore potrebbe dare ottimi risultati. Ieri Vegas presidente dI Consob in commissione finanze diceva : L’emissione di minibond, prevista dal decreto Sviluppo per contrastare il credit crunch, “potrebbero raggiungere i 20-30 miliardi di euro e interessare una platea di circa quattromila aziende”. Nel corso di una audizione alla commissione Finanze della Camera, il presidente della Consob Giuseppe Vegas è tornato a sottolineare le carenze del sistema creditizio italiano. Il problema principale è che l’Italia pur avendo “uno dei più elevati livelli di risparmio tra i Paesi industrializzati”, ha risorse che “sono spesso investite in depositi bancari o in titoli di Stato e non vengono sufficientemente ri-veicolate alle imprese”. Resta insomma il problema del credito: nei primi nove mesi del 2013 i prestiti delle banche al sistema produttivo è calato di un ulteriore 4,6 per cento, mentre gli interessi applicati ai nuovi prestiti inferiore al milione di euro hanno raggiunto il 4,5 per cento, contro il tre per cento scarso di Francia e Germania.

Casi: chi vi ricorre e perché? perché si è sentito parlare solo del mini bond di Mps? nessun altro vi ha fatto ricorso?

Lo strumento è utile per aziende emittenti solide con possibilità di crescita , sufficentemente strutturate acquisitive o con esigenza di fare investimenti. Consente la riorganizzazione dei flussi di finanziamento. In realtà MPS ha creato con Finint un fondo dedicato all’investimento in questo tipo di strumento. Ma ce ne sono altri in via di costituzione. Pochi comunque quelli indipendenti di derivazione non bancaria.

Ci sono ancora freni di mercato?

I Freni di mercato sono costituiti dalla scarsa abitudine alla trasparenza degli imprenditori italiani e ad aziende che non sono presentabili sul mercato seppur con buoni numeri ed inoltre il mercato viene frenato dal non competitività a livello di tassi rispetto a quelli bancari . Con un pò di lungimiranza si potrebbe davvero dare un’evoluzione al sistema economico italiano facendo diventare indipendenti le PMI dal sistema del credito tradizionale.

Chi può operare sui Minibond? ovvero chi li emette, chi studia l’operazione per conto della società e a chi li propone?

L’originator è sicuramente l’advisor , ovvero società di consulenza specializzate che assistono nell’emissione l’azienda. Un advisor normalmente fa la due diligence e con il supporto del legale scrive il regolamento del prestito. Essendo un’operazione di mercato sopra una certa soglia bisognere avere anche un Global Coordinator autorizzato che può essere una Società di Intermediazione Mobiliare o una Banca d’affari che ne coordini il collocamento. Il problema di queste operazioni che ci troviamo spesso di fronte ad imprenditori desiderosi di incassare finanza liquida poco disposti ad affrontare qualche costo in più sicuramente non proibitivo per diventare allettanti per I mercati. C’è un problema di fondo che nello studio di queste operazioni, visto la poca dimestichezza con il mercato di taluni, l’advisor si trova a diventare ostaggio di logiche un pò naïf dell’imprenditore italiano che non capisce quanto in operazioni di mercato anche la forma abbia un suo valore. Tutte le operazioni di questo tipo di cui sono a conoscenza si stanno svolgendo in regime di club deal territoriali , in molti casi gli advisor propongono la sottoscrizione a banche del territorio vicine all’emittente in molti casi perchè l’emittente non mette a disposizione i mezzi economici idonei per poter arrivare sui mercati esteri che era il fine dello strumento che il legislatore auspicava.

Cosa sono i minibond e le caratteristiche?

I minibond, a parte il prefissoide’mini’ ,inserito dal legislatore non sono altro che un’obbligazione L’obbligazione o bond è un titolo di credito.

È un prestito concesso dall’investitore all’emittente delle obbligazioni. Le obbligazioni corporate per Piccole Medie Imprese sono state introdotte dal Decreto Sviluppo 2013 sostanzialmente per far fronte al grande problema del credit crunch che affiligge le piccole imprese italiane. Le caratteristiche sono : Il tasso , la durata e la tipologia. La grande novità per l’Italia è la possibilità di accedere ai mercati di capitali disintermetiando dal sistema bancario.

In cosa differiscono dalle altre obbligazioni?

Concettualmente sono uguali, l’unica differenza è la modalità di ingresso al mercato ExtraMot Pro lanciato da Borsa Italiana nel feb ’12 che è decisamente semplificata rispetto alle altre emissioni di corporate bond soprattutto per quanto riguarda il documento informativo che è destinato agli investitori e non viene passato al vaglio della Consob come i prospetti informativi tradizionali. Anche l’informazione sui fondamentali dell’azienda si ferma ad un solo ad un bilancio certificato. E’ chiaro che più informazioni si danno al mercato meglio si può diventare interessanti per gli investitori.

Quando sono stati istituiti e perché?

Fanno parte del pacchetto di norme contenute nel “Decreto Sviluppo “ del Dicembre 2012. L’art. 32 del DL 83/2012 è volto ad ampliare le opportunità di ricorso al mercato del debito per le società italiane non quotate, anche di media e piccola dimensione (ad esclusione delle micro-imprese), mediante l’emissione di strumenti di debito a breve termine (cambiali finanziarie) e a medio lungo termine (obbligazioni e titoli similari, obbligazioni partecipative subordinate). Il governo Monti nella fattispecie l’allora ministro allo sviluppo economico Passera comprendendo i problemi derivanti dalla difficoltà di accesso al credito delle piccole medie imprese ha ritenuto strategico introdurre questo sttrumento.

Oggi Filca Cooperative ha collocato sul mercato la prima tranche di un minibond. In precedenza era stata la volta di Caar, ci sono altre società in stand by?

Non è esatto del tutto. Su Extra Mot Pro ci sono state diverse società quotate che hanno deciso di emettere le loro obbligazioni collocandole come Minibond sfruttando la semplificazione data essenzialmente dall’assenza di prospetto informativo. Per quanto riguarda invece le Piccole Medie Imprese non quotate c’è una folta serie di emissioni in corso di valutazione e di due diligence da parte di advisors e Banche d’Affari. Ad esempio posso anticipare, che il team di Kep Consulting ha in fase avanzata di due diligence una grossa emissione di un’azienda leader di mercato che per dimensione potrebbe essere “apripista” per le medie imprese, cioè quelle un po’ più strutturate con bisogno di liquidità ingente per espansione ulteriore. L’emissione verrà resa nota nelle prossime settimane. Accanto a questa ne stiamo valutando altre, vere e proprie eccellenze nei propri settori merceologici. Ho una certa sicurezza che nei prossimi mesi, presa confidenza con lo strumento, molte aziende italiane possano convergere su questo strumento.

Quali sono le stime potenziali di mercato in Italia?

Il mercato dei Minibond per le Pmi potrebbe valere in Italia fra i 50 e i 100 miliardi di euro l’anno, proprio la cifra che si potrebbe perdere per effetto della restrizione del credito e di Basilea 3. Solo nella provincia di Treviso, il database DBGEO di Borsa Italiana, attraverso un’estrazione ad hoc consegna lo strabiliante risultato di 200 aziende. E’ importante in primo luogo che tutti prendano confidenza con lo strumento: emittenti ed investitori e ci si stimolo per la creazione di un mercato secondario di scambio. Questo risultato si può ottenere con un pluralità di investitori verso una una pluralità di emittenti.

Quali società possono emetterli e chi può sottoscriverli?

Sebbene sia possibile anche con le SRL, è caldamente consigliata l’emmissione con SPA con un minimo di 2 milioni di Euro di fatturato che abbiamo ottime metriche , un business plan credibile unito a una governance. La sottoscrizione di queste obbligazioni è riservata per istituzionali/professionali ed investitori qualificati. Non è prevista per ora la diffusione retail di questi titoli di debito.

Al momento sono poco sviluppati in Italia, pensi che questa prassi crescerà in futuro?

La prassi Minibond è necessario che cresca in Italia, pur essendo un paese di tradizione banco-centrica. Gli emittenti, parlo delle aziende con prospettive di crescita, devono prendere confidenza che il mondo è cambiato, ci si deve avvicinare ai mercati abbracciando criteri di trasparenza e di accountability ai quali ahime in questo paese nessuno è particolarmente abituato. Per quanto riguarda il lato piccolo medie imprese, la scelta è netta : vivere o morire Chiaramente un mercato è fatto anche dagli investitori che mi auguro diventino molti , indipendenti , più simili ad un private equity che a un fondo obbligazionario capaci di valutare e valutare le eccellenze.

Cosa succede all’estero?

Nei paesi anglosassoni lo strumento è diffusissimo. come in Germania.

Ho visto alcune banche ( es.BPM) che vogliono lanciare un fondo…che future avranno?

Diversi gruppi bancari hanno deciso di lanciare il proprio fondo minibond dalla Popolar di Vicenza , passando per Mediobanca attraverso DuemmeSGR, Hanno peculiarità in comune , ad esempio quella di avere una sola fonte di deal origination ovvero i loro clienti ed in qualche caso sono costruiti con cartolarizzazi di cui generalmente si temono i rischi sistemici prodotti al di fuori del perimetro della regolamentazione. In un momento in cui il credito bancario è in significativa e prolungata contrazioni ed altri strumenti. Il rischio di questi intermediari è quello dello shadow banking. Mi auguro che questo problema non ci sia e questi fondi diventino trainanti per il mercato. Abbiamo comunque in fase di definizioni iniziative indipendenti come quella della famiglia Riello. Qualche dubbio dai fondi di derivazione bancaria si ha sulla capacità di valutazione dei deals. Infatti a mio modo di vedere questo tipo di fondi d’investimento hanno due tipi di componenti : una tipica dell’obbligazionario con una specificità da private equity.

Ho visto l’attività di Kep Consulting con Banca della Marca, molto interessante , ce la può spiegare?

Con Banca della Marca è nato un modello ‘sistemico’ voluto fortemente con il direttore generale Luigino Manfrin ed I suoi vice direttori generali, Piergiovanni Mariano e Giuliano Barel che hanno capito che la banca come la conoscevano loro è alla fine del suo ciclo di vita. Insieme a loro abbiamo incontrato una trentina di aziende , abbiamo realizzato un evento seguitissimo e pian piano questo credito cooperative solidissimo sta cambiando il suo linguaggio da old style a parole moderne come quotazione , arranger , bond portando la finanza verso l’economia reale. Stiamo lavorando perchè altre banche solide e locali facciano la stessa cosa non solo in Veneto. E’in restyling anche il sito minibond.eu che in questi mesi ha avuto qualche migliaio di accessi,

Dal punto di vista accademico ed il mondo della ricerca in Italia sta succedendo qualcosa sul tema Minibond?

Ho avuto il piacere di fare da mentor ad una ragazza di 22 anni di una delle nostre prestigiose università del Nordest che probabilmente è stata la prima a scrivere la sua tesi di laurea triennale su questo argomento. Nel contempo sto attivando una collaborazione strutturata con il suo professore per poter disegnare insieme il framework di questo mercato attraverso la ricerca e il monitoraggio.

Quando a un’azienda conviene davvero percorrere la strada dei mini-bond?

Ad un’azienda conviene tale via quando, dotata di buoni fondamentali, ha necessità di liquidità per dare seguito ad un piano sviluppo, come ad esempio è il caso di una acquisizione, nuove iniziative commerciali, acquisto di macchinari o un processo di internazionalizzazione, etc.. In un secondo caso, sempre in presenza di un business sano, quando si vogliono ri-finanziare le linee di credito esistenti. La “convenienza” è anche misurabile considerando i vantaggi in termini di reputazione e di marketing verso i propri stakeholder (quindi: fornitori, clienti e mercato di riferimento). Può essere anche un “pretesto” per avviare un percorso di ottimizzazione organizzativa interna nel segno di una maggiore trasparenza e una produttività più importante.

Facendo un ragionamento a spanne che costi ha?

I costi sono legati agli advisor che assistono l’azienda nell’emissione. Qui abbiamo una forbice compresa tra i 20 ed i 30 mila euro per le attività connesse alla due diligence, agli oneri legali ed alla redazione del documento informativo. Sommati, tali oneri, possono rappresentare una percentuale sul collocato che parte da 0.75 bps. Sono da aggiungere poi i servizi collaterali come: la certificazione di bilancio (che è obbligatoria che varia tra 10 mila e 20 mila euro). Non è obbligatorio, ma caldamente consigliato, è il costo relativo al processo di attribuzione di un rating che viene calcolato caso per caso. Abbiamo così delineato i costi del contenuto, ma non del contenitore. Nel senso in cui una buona operazione di emissione obbligazionaria dovesse essere supportata da rilevanti presidi di comunicazione finanziaria e di investor relation – che sostanzialmente aiutano i rapporti con gli investitori (copertura del collocamento / attività indispensabili per presentare l’emittente sul mercato e, quindi, agli investitori) i costi salgono di altri 20-25 bps circa. I costi non sono quindi elevati e molte di queste attività non sono “solo” mirate all’emissione ma creano un vantaggio tangibile per l’azienda.

E’ una strada adatta anche a una piccola impresa?

La legislazione parla di un minimo di fatturato di 2 milioni di Euro. Caar, la prima emissione, è stata di 5 milioni (interamente collocata). Ogni emissione è una storia a se. In termini generali, il fattore dimensionale dell’azienda è connesso alla tipologia di collocamento. Se è più piccola probabilmente il collocamento dell’emissione avverrà family&friends o comunque in un deal club. Se è più grande – sopra i 10 milioni di emissione – ci sarà un altro tipo di approccio. Altro elemento che incidente sul fattore dimensionale è quello dell’Audit, del rating e di tutti i servizi connessi all’emissione che hanno un determinato costo. A mio modo di vedere, i migliori risultati si vedono su un’emittente da più di 10 milioni di fatturato e che sia in crescita e attraversi una fase che richieda la necessità di diversificare il capital picking.

Ora che stanno nascendo i fondi che investono nel settore quali consigli dare a un’azienda interessata all’emissione per risultare appealing ai loro occhi?

La valutazione da parte di un fondo obbligazionario per diventare sottoscrittore di un’obbligazione corporate di una PMI è vicina a quella che un fondo di private equity farà per acquistare una partecipazione. Per diventare interessante agli occhi di un investitore istituzionale che potrà sottoscriverla (in toto o in parte) si parte con un buon dossier e una due-diligence redatta a regola d’arte, che metta in luce tutte le informazioni riguardanti l’azienda. Il documento deve dare all’investitore una chiara informativa sullo stato attuale e sulle prospettive sia finanziarie e sia di mercato di riferimento dell’emittente; debbono inoltre emergere i piani di investimento futuri, dato che un’emissione è generalmente pluriennale… E’ anche molto importante che ci sia evidenza sulla “bontà” del management e della solidità strutturale dell’azienda. Un investment manager di un fondo potrebbe storcere il naso alla vista di schemi societari confusi e poco logici… L’attribuzione di un rating, che non è obbligatorio, fornisce ai fondi di investimento – sopratutto a quelli stranieri – un’altra indicazione importante (in quanto si tratta di un giudizio redatto da un organismo indipendente!!!). Quindi, se il contenuto dell’emittente è buono, ha un business solido, che presenta numeri e prospettive, volti ad aumentare ulteriormente l’interesse verso gli investitori, è un percorso obbligato. Parafrasando Warren Buffett che diceva: “Non investo in ciò che non conosco”, è importante che vengano evidenziati tutti i vantaggi dell’operazione e tutte le informazioni che possono risultare interessanti per l’investitore. Quindi: siti web ben fatti, chiari e trasparenti, roadshows con potenziali investitori, pitchs e tutte le attività di investor e media relation sono sicuramente un supporto importante al completamento dell’operazione, in maniera soddisfacente. Questo è il classico caso in cui la trasparenza paga sopratutto con investitori stranieri (e Dio sa, quanto ne abbiamo bisogno…).